Marlen Reusser arriva all’UAE Tour Women con il motore acceso ma senza illusioni. Lo dice lei, senza filtri, alla vigilia della corsa: il Jebel Hafeet, giudice finale della classifica generale, arriva troppo presto per aspettarsi le gambe migliori. Parole pesate, da atleta che conosce il proprio corpo e il punto esatto della stagione in cui si trova.
La corsa emiratina si gioca, come sempre, su un copione chiaro. Tre tappe piatte, spesso addomesticate dal gruppo compatto salvo ventagli imprevisti, e poi la salita finale che decide tutto. Il Jebel Hafeet non fa sconti: 10,8 chilometri al 6,6% di media, con otto chilometri centrali all’8% e rampe che toccano l’11%. Numeri che normalmente sorriderebbero a Reusser. Salita regolare, passo alto, sforzo prolungato. Terreno da cronoscalatrice di razza. Ma il calendario, quest’anno, non guarda in faccia nessuno.
Reduce dal secondo posto al Trofeo Marratxí-Felanitx a Maiorca, Reusser arriva ad Abu Dhabi con ambizione ma poca fiducia per la generale. “Non ho avuto il periodo migliore – ha spiegato – ci proverò, andrò a tutta come ai Mondiali, ma non mi aspetto le gambe migliori”. Tradotto in linguaggio di gruppo: darà tutto, ma senza la presunzione di comandare il banco.
Al di là della prudenza sul presente, la svizzera tiene molto a chiarire un punto che la accompagna da anni: non è solo una specialista contro il tempo. Certo, il palmarès parla chiaro. Campionessa del mondo a cronometro, titolo conquistato a Kigali con 51 secondi rifilati ad Anna van der Breggen su un tracciato in salita. Quattro titoli europei nella disciplina. Vittorie a cronometro in Tour de France Femmes, Giro Women, Vuelta Burgos. Però ridurla a “time trialist” è una scorciatoia pigra.
I fatti recenti raccontano altro. Al Tour de Suisse dello scorso anno ha battuto in volata Demi Vollering nella prima tappa e l’ha staccata in salita nell’ultima, vincendo la corsa a colpi di scatto e passo. Capacità di rilancio, resistenza sotto sforzo e lettura tattica. Qualità da scalatrice vera, non da specialista prestata alla montagna.
Reusser lo rivendica anche raccontando il passato da gregaria di lusso. Anni passati a tirare, a lavorare per le compagne, a consumare energie che poi mancavano nel finale. “Cambia tutto nelle gambe se tiri tutto il giorno”, ammette. Una questione anche di ego, dice lei, ma soprattutto di identità agonistica. Se senti di poter battere le tue capitane, prima o poi smetti di fare un passo indietro.
L’addio a SD Worx a fine 2023 nasce anche da lì. Dalla convinzione di avere ancora margine, nonostante un ingresso tardivo nel professionismo, iniziato a 28 anni. Oggi, a 34, Reusser corre con più consapevolezza e meno bisogno di etichette.
All’UAE Tour Women il Jebel Hafeet dirà se basterà la gamba attuale o se servirà aspettare più avanti nella stagione per rivederla al massimo. Di certo, anche senza “le migliori gambe”, Marlen Reusser resta un riferimento. E quando una così dice che andrà a tutta, in testa alla corsa qualcuno un occhio allo specchietto lo dà sempre.
Francesco.
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