Patrick Lefevere non usa giri di parole. Quando parla del passaggio di Remco Evenepoel a Red Bull-Bora-Hansgrohe, la voce storica di Soudal-QuickStep torna a graffiare come in ammiraglia negli ultimi chilometri di una classica. “Lo odio”, ha detto riferendosi a Ralph Denk, numero uno del team tedesco. Una frattura personale e politica che nasce ben prima dell’addio di Remco, e che racconta molto di come si muovono oggi i grandi interessi nel ciclismo WorldTour.
Lefevere ha chiarito di aver iniziato a muoversi sul mercato dei corridori da classifica generale già nei primi anni Venti, quando le avances di Denk per Evenepoel si sono fatte insistenti. Il belga, sotto contratto con Quick-Step, era il perno di un progetto quinquennale già venduto allo sponsor Soudal. Poi, dopo tre stagioni, qualcosa si è incrinato. Secondo Lefevere, Denk avrebbe ignorato le regole, facendo un’offerta diretta a Remco senza il consenso di tutte le parti coinvolte. Una violazione che lo ha spinto perfino a presentare un reclamo all’UCI.
Qui entra in gioco il peso politico. Lefevere sostiene che l’UCI non abbia mai davvero affondato il colpo per timore della potenza economica di Red Bull. In caso di causa legale, secondo lui, la federazione non avrebbe retto l’urto finanziario. Un’accusa pesante, buttata sul tavolo senza filtri, da uomo che il ciclismo lo conosce palmo a palmo.
Da vecchia volpe di mercato, però, Lefevere non è rimasto fermo ad aspettare. Nel caso Remco avesse davvero lasciato in anticipo, il suo piano B aveva un nome preciso: Juan Ayuso. L’ex team manager ha raccontato di aver contattato il padre del talento spagnolo anni fa, quando Ayuso era ancora legato a UAE Team Emirates-XRG. Nulla è andato oltre una chiacchierata: contratto valido, nessuna forzatura. Un approccio che Lefevere rivendica come tutela degli interessi del team, un modo per restare sempre un passo davanti.
Nonostante la rottura, il rapporto umano con Evenepoel non si è spezzato del tutto. I due continuano a parlarsi e Lefevere ha seguito con attenzione l’esordio di Remco in maglia Red Bull-Bora-Hansgrohe, segnato da tre vittorie secche a Mallorca. Un avvio a tutta, con scatti violenti e gestione da leader vero. Sulla scelta di andarsene prima della scadenza, Lefevere resta diviso: capisce la voglia di cambiare aria, ma non nasconde l’amarezza. E lancia una frase che pesa come una sentenza: spera che Remco non chieda di tornare indietro tra due anni.
Nel suo sguardo lungo c’è anche il confronto con Tadej Pogačar. Lefevere non lo considera imbattibile, ma individua il vero problema nella mancanza di coordinazione tra gli altri team. Senza alleanze tattiche, senza lavoro sporco in testa della corsa, nemmeno un campione come Evenepoel può colmare il gap. Per lui la chiave è semplice e brutale: contro certi fuoriclasse si vince solo correndo contro, davvero, come una squadra unica.
Parole che lasciano il segno, pronunciate da chi ha vissuto decenni di ciclismo al massimo livello e non ha più nulla da difendere se non la propria visione del gioco.
Francesco.
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