Stefan Küng debutta con i colori nero-rossi della Tudor Pro Cycling e lo fa con una convinzione chiara: cambiare ambiente può essere la leva giusta per fare l’ultimo salto e andare a prendersi un Monumento, anche nell’era di Tadej Pogačar e Mathieu van der Poel. A 32 anni, dopo undici stagioni passate tra BMC e Groupama-FDJ, lo svizzero ha scelto una nuova strada, non per rottura ma per ambizione.
Il primo banco di prova è la Challenge Mallorca. Terreno ideale per tastare la gamba e, soprattutto, per guidare la Tudor nella cronometro a squadre di 24 chilometri del Trofeo Ses Salines. Qui Küng non è solo un corridore: è un riferimento tecnico. La sua esperienza contro il tempo pesa nello sviluppo dei materiali con BMC e Sportful, nelle sessioni in galleria del vento e nella costruzione di un metodo. Non si parla solo di risultato secco, ma di processo. Entrare nei primi cinque di una TTT al Tour de France viene visto come un passo, non come un traguardo definitivo.
Küng lo dice senza giri di parole: serviva un ambiente che facesse domande scomode, che rimettesse tutto in discussione. Tudor, pur essendo una ProTeam, ha ottenuto l’accesso automatico a tutte le corse WorldTour del 2026. Calendario pieno: Classiche, tre Grandi Giri, Tour incluso. Una piattaforma credibile per chi vuole giocarsi le sue carte fino in fondo.
Il ruolo dello svizzero è centrale soprattutto nelle Classiche sul pavé. È il leader che mancava nel 2025. Attorno a lui ci sono uomini esperti come Matteo Trentin, Marco Haller, Luca Mozzato e Marius Mayrhofer. Questo equilibrio permette a Julian Alaphilippe e Marc Hirschi di concentrarsi sulle Ardenne, senza dispersioni tattiche. Küng tornerà all’Omloop Het Nieuwsblad a febbraio e poi entrerà nel vivo dopo un blocco in altura, con l’obiettivo di arrivare alle gare sul pavé con fondo e resilienza.
I numeri parlano di costanza: sei top ten nei Monumenti del Nord negli ultimi quattro anni, con un terzo posto alla Parigi-Roubaix 2022 e altri piazzamenti nei primi cinque. Vincere resta difficile, soprattutto con fenomeni capaci di spaccare la corsa sull’Oude Kwaremont o sul Carrefour de l’Arbre. Ma Küng non si arrende alle percentuali. Sa che nelle Classiche devi restare lì, in testa della corsa, colpi su colpi, senza mai staccare la spina. Basta una giornata storta dei favoriti e una gamba buona al momento giusto.
La sua lettura è tecnica e lucida: il ciclismo oggi va due o tre chilometri orari più veloce rispetto a dieci anni fa. Materiali, aerodinamica, altura e soprattutto nutrizione hanno cambiato tutto. Le corse sono dure da lontano, il finale inizia a 150 chilometri dall’arrivo. È qui che Küng si trova a casa: ritmo alto, ripetizioni, accelerazioni violente. Meno brillantezza esplosiva, più durata. La sua evoluzione fisica combacia con quella del ciclismo moderno.
Non promette miracoli, ma lavoro e perseveranza. Un colpo solo può cambiare una carriera. Tudor gli ha dato lo spazio e gli strumenti per provarci davvero.
Francesco
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