La Classica Comunitat Valenciana ha consegnato subito una fotografia chiara del nuovo corso Unibet Rose Rockets: ordine, potenza e una volata costruita metro dopo metro. Dylan Groenewegen, al debutto stagionale e alla prima uscita con la maglia rosa e blu, ha messo la ruota davanti a tutti dopo 200 chilometri nervosi, segnati dal vento e da un finale da sprinter veri. Prima vittoria 2026 in cassaforte, la numero 78 di una carriera che quando la strada si fa piatta sa ancora parlare forte.
Non è stato un successo isolato o casuale. La squadra ha scelto di fare corsa dura già da lontano, spezzando il gruppo con i ventagli quando il vento laterale lo permetteva. Lì si vede il lavoro dell’ammiraglia: comunicazioni continue, posizionamento chirurgico, uomini messi davanti a consumarsi senza esitazioni. Quando il gruppo compatto è tornato tale, Unibet ha preso il comando negli ultimi chilometri, imponendo ritmo e traiettorie. Il treno ha funzionato. Ultimo uomo Elmar Reinders, che non solo ha pilotato Groenewegen nello spazio giusto, ma ha chiuso quarto, segno di una condizione e di un assetto di squadra già molto avanzati per essere gennaio.
Dietro questo debutto vincente c’è una figura che i velocisti se la ricordano bene quando c’era da lanciare rapporti lunghi a oltre 70 all’ora: Marcel Kittel. Quattordici tappe al Tour de France, dominatore di Scheldeprijs e volate di potenza pura, oggi rientrato nel gruppo in un ruolo diverso, ma non meno coinvolgente. Sprint coach, uomo radio, riferimento tecnico ed emotivo. La corsa di Valencia è stata la sua prima giornata in ammiraglia da professionista “rinato”, e le sue parole raccontano più di tanti comunicati.
Kittel ha parlato di montagne russe emotive, di una squadra che ha “fatto saltare tutto” nei ventagli e poi ha riportato Groenewegen nella posizione ideale al momento giusto. Coordinare uno sprint non significa solo lanciare forte: vuol dire scegliere quando anticipare, quando stare in scia, quando spendere un uomo e quando tenerlo coperto. È lettura della corsa, esperienza pura. Quella che Kittel ha accumulato negli anni in testa alla corsa e ora riversa su un gruppo affamato.
Groenewegen, dal canto suo, ha risposto da sprinter maturo. Ha aspettato, non si è fatto prendere dal fuorigiri emotivo del debutto, ha seguito il treno e ha aperto il gas solo quando la strada era libera. Paul Magnier ed Emilien Jeannière battuti nettamente, senza discussioni. Quando uno sprinter vince così, significa che le gambe girano e la testa è al posto giusto.
Il progetto Unibet Rose Rockets guarda avanti. Prossimo obiettivo il Trofeo Palma, poi l’Étoile de Bessèges. Ma sullo sfondo c’è qualcosa di più grosso: la candidatura al Tour de France. Dimostrare subito di saper costruire e finalizzare una volata pesa, eccome, quando si parla di wildcard. Se questo è l’inizio, il messaggio al gruppo è chiaro: non sono qui per fare numero.
Francesco
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